1960–1998 · Pioniere del volo umano
Patrick de Gayardon: il pioniere che trasformò la wingsuit in volo
Paracadutista, skysurfer, BASE jumper e innovatore francese: la storia di “Deug”, dalle imprese estreme alla tuta alare moderna che ha cambiato per sempre lo skydiving.
Chi era Patrick de Gayardon? Nato a Oullins il 23 gennaio 1960 e morto alle Hawaii il 13 aprile 1998, fu uno dei paracadutisti più influenti del Novecento. Portò lo skysurf alla notorietà internazionale e sviluppò negli anni Novanta una tuta alare gonfiabile ad aria, considerata il passaggio decisivo verso la wingsuit moderna.
Dallo sport al paracadutismo
Patrick de Gayardon de Fenoyl crebbe in Francia con i nonni dopo aver perso molto giovane i genitori. Prima del paracadutismo praticò diversi sport e frequentò studi di diritto. Intorno ai vent’anni scoprì il lancio e trasformò rapidamente quella passione nella propria vita.
Non era interessato soltanto all’adrenalina. Osservava il flusso dell’aria, sperimentava posizioni e materiali e cercava soluzioni per rendere il corpo umano più governabile in volo. Questa combinazione di atleta, progettista e uomo d’immagine lo rese una figura unica.
Si affermò nel freestyle francese e internazionale e si dedicò anche al BASE jumping. Le fonti biografiche gli attribuiscono i titoli francesi di freestyle del 1985 e 1988 e un secondo posto mondiale nel 1985. È più prudente attenersi a questi risultati documentati, evitando il titolo mondiale del 1986 riportato in alcune ricostruzioni non concordanti.


Patrick de Gayardon e la rivoluzione dello skysurf
Lo skysurf consiste nel volare con una tavola fissata ai piedi, usando l’aria per eseguire rotazioni, transizioni e figure. De Gayardon non fu il primo in assoluto a provare una tavola in caduta libera, ma fu tra coloro che trasformarono l’idea in una disciplina riconoscibile e spettacolare.
La qualità tecnica, le immagini e le imprese realizzate con il suo team contribuirono alla diffusione mondiale dello skysurf negli anni Novanta. Il video-operatore aveva un ruolo essenziale: non documentava soltanto il salto, ma costruiva insieme all’atleta la performance vista dal pubblico e dai giudici.
Le imprese: BASE jumping, alta quota e No Limits
Nel 1992 de Gayardon entrò nel Sector No Limits Team. Il sostegno del progetto gli permise di pianificare imprese che richiedevano mezzi, studio e capacità comunicativa, andando oltre la semplice ricerca del primato.
Comincia a costruire l’esperienza che lo porterà dal freestyle alla sperimentazione.
Si dedica alle discipline acrobatiche e ai salti da oggetti fissi, ottenendo risultati nel freestyle.
Realizza con Franck Konrad un BASE jump dal Salto Ángel, la cascata più alta del mondo, alta complessivamente circa 979 metri.
Partecipa a un lancio nel grande abisso messicano, una delle imprese più ricordate della sua carriera.
Salta da oltre 40.000 piedi senza utilizzare un sistema respiratorio durante la caduta, primato ricordato dalla International Skydiving Hall of Fame.
I voli sperimentali mostrano che una tuta morbida gonfiabile può produrre portanza e avanzamento controllato.

La nascita della wingsuit moderna
I tentativi di volare con ali indossabili erano molto anteriori a de Gayardon e avevano prodotto anche incidenti mortali. La sua svolta fu applicare alla tuta il principio delle strutture ram-air: superfici tessili con prese d’aria che si gonfiano nel vento relativo, creando un profilo più stabile tra braccia, torso e gambe.
Ali gonfiabili
L’aria entra nelle celle e conferisce forma e rigidità alle superfici della tuta.
Avanzamento
La tuta converte parte della discesa verticale in movimento orizzontale governabile.
Paracadute indispensabile
La wingsuit non permette l’atterraggio: il volo termina con l’apertura del paracadute.
Tra il 1994 e il 1998 de Gayardon sviluppò e collaudò numerosi prototipi, migliorando stabilità e prestazioni. Non “inventò il sogno” della tuta alare, ma rese credibile la configurazione morbida e gonfiabile che avrebbe ispirato lo sviluppo commerciale e sportivo successivo.
Il suo lavoro influenzò direttamente o indirettamente progettisti e piloti della generazione seguente. La guida alla tuta alare approfondisce funzionamento, storia e percorso necessario per avvicinarsi alla disciplina.
L’impresa simbolo: uscire e rientrare nello stesso aereo
La sequenza più famosa mostra de Gayardon che lascia un Pilatus Porter, vola accanto all’aeromobile in discesa e rientra dalla porta. Non si tratta di un aereo che procede normalmente in volo livellato: pilota, traiettoria e velocità vengono coordinati affinché velivolo e wingsuit condividano per alcuni istanti un percorso compatibile.
L’impresa resta straordinaria perché dimostra visivamente una capacità che fino a poco prima sembrava impossibile: controllare abbastanza il rapporto tra discesa e avanzamento da ritrovare un aeromobile dopo averlo lasciato.
Il 13 aprile 1998: l’incidente alle Hawaii
Patrick de Gayardon morì il 13 aprile 1998 durante un lancio di prova alle Hawaii. Aveva 38 anni. Le ricostruzioni disponibili collegano l’incidente a una modifica effettuata sul contenitore del paracadute per integrare o migliorare un elemento aerodinamico della tuta.
La modifica interferì con la corretta sequenza di apertura. Il problema non viene generalmente attribuito a un cedimento della wingsuit in volo, ma a un errore nella configurazione del sistema di lancio modificato durante la sperimentazione.

L’eredità di Patrick de Gayardon
La sua eredità non è misurabile soltanto con record e imprese. De Gayardon dimostrò che una wingsuit tessile poteva diventare uno strumento di volo ripetibile, pilotabile e sviluppabile. La generazione successiva trasformò quei prototipi in attrezzature e progressioni formative sempre più strutturate.
Wingsuit moderna
Il concetto ram-air delle sue tute è alla base dello sviluppo moderno della disciplina.
Cultura visiva
Skysurf e voli filmati mostrarono al grande pubblico il paracadutismo come arte del movimento.
Riconoscimento
Nel 2019 è stato inserito nella International Skydiving Hall of Fame.
La FAI conserva inoltre un Patrick de Gayardon Trophy, istituito dalla Francia e accettato nel 2003 in sua memoria, destinato alla nazione vincitrice assoluta di un Mondial secondo le regole applicabili.
Il lascito più importante di “Deug” è aver trasformato un’antica aspirazione — volare con il proprio corpo — in un percorso tecnico che altri avrebbero potuto continuare.
Per contestualizzare il suo contributo, consulta anche la guida alle discipline del paracadutismo sportivo e l’approfondimento sul BASE jumping.
Il volo umano comincia dalle basi
Le imprese di Patrick de Gayardon furono il risultato di migliaia di lanci, studio e sperimentazione. Per chi vuole avvicinarsi al paracadutismo, il primo passo resta una formazione strutturata.