Record, stunt e fatti documentati
Lancio senza paracadute: chi lo ha fatto davvero e come è sopravvissuto
Luke Aikins nella rete, Gary Connery sulle scatole e gli stunt con recupero in caduta libera: imprese diverse, spesso raccontate come se fossero la stessa cosa.
È possibile lanciarsi senza paracadute e sopravvivere? È accaduto in pochissimi stunt eccezionali, ma nessuno è semplicemente “atterrato sul terreno”. Luke Aikins fu arrestato da una rete progettata appositamente; Gary Connery usò una wingsuit e migliaia di scatole; Travis Pastrana e Antti Pendikainen vennero agganciati in aria da paracadutisti dotati di equipaggiamento. Senza un sistema capace di dissipare l’energia della caduta, l’impatto è normalmente fatale.
“Senza paracadute” non significa sempre la stessa cosa
I titoli online usano la stessa espressione per imprese tecnicamente molto diverse. Per valutarle correttamente bisogna chiedersi quale dispositivo abbia infine fermato la caduta.
Luke Aikins: il record da 25.000 piedi senza paracadute
Il 30 luglio 2016 lo statunitense Luke Aikins uscì da un aereo sopra la Simi Valley, in California, da 25.000 piedi, circa 7.600 metri, senza paracadute e senza wingsuit. L’impresa, chiamata “Heaven Sent”, è riconosciuta da Guinness World Records come il più alto lancio senza paracadute.
Aikins non atterrò sul suolo: cadde in una rete quadrata di circa 100 piedi per lato, poco più di 30 metri, sospesa sopra il terreno. Poco prima del contatto ruotò sulla schiena per distribuire le forze come previsto dal progetto.

Come raggiunse la rete?
La preparazione durò circa un anno e mezzo. Aikins usò il controllo del corpo per correggere la traiettoria e un sistema di indicazione GPS per capire la propria posizione rispetto al bersaglio. Portò ossigeno nella prima parte della caduta e lo consegnò poi a uno dei tre paracadutisti di supporto, che disponevano dei propri paracadute.
La rete non era un accessorio secondario, ma il vero sistema di arresto. Materiale, tensione, geometria, sostegni e posizione furono progettati per aumentare la distanza e il tempo di decelerazione rispetto a un impatto con il terreno.

Gary Connery: atterraggio in wingsuit sulle scatole
Il 23 maggio 2012 il britannico Gary Connery saltò da un elicottero sopra Ridge Wood, in Inghilterra, da circa 2.400 piedi, poco più di 730 metri. Indossava una wingsuit ma non aprì il paracadute.
La tuta alare gli permise di convertire parte della discesa in avanzamento e di raggiungere una pista composta da migliaia di scatole di cartone. Le fonti riportano circa 18.000–18.600 scatole, disposte in più strati lungo una struttura appositamente realizzata.
Connery era un BASE jumper e stunt performer professionista con esperienza cinematografica. La sua impresa è spesso definita il primo atterraggio intenzionale in wingsuit senza apertura del paracadute. Per capire la differenza tra tuta alare e paracadute consulta la guida alla wingsuit.
Travis Pastrana: senza paracadute, ma con recupero in volo
Il 26 settembre 2007 lo stuntman statunitense Travis Pastrana uscì da un aereo sopra Arecibo, Porto Rico, da circa 12.500 piedi senza indossare un paracadute. Altri paracadutisti lo accompagnarono fin dall’uscita.
Dopo una fase di caduta libera, Pastrana venne agganciato tramite un’imbracatura a un paracadutista equipaggiato. Fu quindi il paracadute del compagno a rendere possibile la discesa e l’atterraggio.
È corretto dire che uscì dall’aereo senza paracadute; non è corretto suggerire che raggiunse il terreno senza che alcun paracadute intervenisse.


Antti Pendikainen: lancio dalla mongolfiera
Nel 2015 il finlandese Antti Pendikainen saltò da una mongolfiera senza indossare il proprio paracadute, dopo averlo lasciato cadere davanti alla telecamera. Durante la discesa raggiunse i compagni e si assicurò a uno di loro prima dell’apertura.
Anche in questo caso l’espressione “lancio senza paracadute” descrive l’equipaggiamento indossato all’uscita, non l’assenza di un sistema di atterraggio. L’esito dipendeva dal contatto e dall’aggancio con un altro paracadutista.
Confronto: chi è atterrato davvero senza aprire un paracadute?
| Protagonista | Anno | Equipaggiamento personale | Sistema che ha fermato la caduta | Definizione corretta |
|---|---|---|---|---|
| Luke Aikins | 2016 | Né paracadute né wingsuit | Grande rete sospesa | Lancio e atterraggio senza paracadute |
| Gary Connery | 2012 | Wingsuit; nessuna apertura | Pista di scatole di cartone | Atterraggio in wingsuit senza aprire il paracadute |
| Travis Pastrana | 2007 | Nessun paracadute all’uscita | Aggancio a un paracadutista equipaggiato | Uscita senza paracadute con recupero in volo |
| Antti Pendikainen | 2015 | Nessun paracadute all’uscita | Aggancio a un compagno equipaggiato | Uscita senza paracadute con recupero in volo |
Tra questi casi, il record di Aikins è quello che corrisponde più letteralmente alla query “lancio senza paracadute”: nessuna vela e nessuna wingsuit, dall’uscita fino al contatto con la rete.
Perché senza un sistema di arresto l’impatto è fatale?
In caduta libera il corpo accelera finché la resistenza dell’aria bilancia in larga parte il peso. Nella posizione tipica di un paracadutista si raggiungono velocità dell’ordine di circa 190–200 km/h, pur con variazioni dovute a massa, posizione, abbigliamento e densità dell’aria.
Il problema decisivo non è soltanto la velocità, ma la decelerazione: arrestare il corpo in una distanza estremamente breve produce forze incompatibili con la sopravvivenza. Paracadute, rete e scatole funzionano in modi diversi, ma condividono lo stesso principio generale: aumentano tempo e distanza su cui l’energia viene dissipata.
Stunt pianificati e sopravvivenze accidentali
Nella storia esistono persone sopravvissute a cadute da grandi altezze senza un paracadute funzionante. Questi episodi dipendono da combinazioni eccezionali — parti di aeromobile, pendenze, neve, vegetazione o strutture che hanno modificato la caduta — e non dimostrano che sia possibile atterrare normalmente.
Uno stunt pianificato prova a controllare traiettoria e decelerazione attraverso una squadra, un bersaglio e strutture progettate. Una caduta accidentale è invece un’emergenza dall’esito statisticamente gravissimo. Confondere i due contesti produce una conclusione pericolosa.
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