Dall’idea di rallentare la caduta alla vela moderna
Chi ha inventato il paracadute? La storia completa
Non esiste un unico inventore: Leonardo da Vinci progettò una soluzione nel Rinascimento, Louis-Sébastien Lenormand dimostrò una discesa nel 1783, André-Jacques Garnerin saltò da un pallone nel 1797 e gli innovatori del Novecento crearono il paracadute moderno.
Chi ha inventato il paracadute? La risposta breve è: nessuna singola persona. Leonardo da Vinci lasciò uno dei progetti più celebri; Lenormand costruì e provò un dispositivo e contribuì a diffondere il termine; Garnerin compì il primo lancio moderno ben documentato da un pallone. Irvin rese pratico il paracadute a comando manuale e Domina Jalbert ideò la vela ram-air multicella da cui discendono quelle sportive attuali.
Inventore, progettista o primo paracadutista?
La domanda “chi ha inventato il paracadute?” riunisce eventi diversi. Un disegno dimostra che qualcuno concepì una soluzione; una prova mostra che il principio poteva funzionare; un lancio da un aerostato avvicina l’oggetto al suo impiego reale; un brevetto industriale può infine renderlo pratico e ripetibile.
Il progetto
Leonardo descrisse una struttura piramidale capace, secondo la sua nota, di permettere a un uomo di gettarsi da qualsiasi altezza senza ferirsi.
La dimostrazione
Lenormand sperimentò dispositivi rigidi e nel 1783 effettuò una discesa pubblica dall’osservatorio di Montpellier.
Il lancio moderno
Garnerin si separò da un pallone nel 1797 con una capsula sospesa sotto una calotta, realizzando il primo lancio moderno ben documentato.
La formulazione storicamente più corretta è quindi parlare di una lunga invenzione collettiva, nella quale ogni passaggio risolve un problema lasciato aperto dal precedente.
Prima di Leonardo: le antiche idee per rallentare una caduta
Racconti e rappresentazioni precedenti al Rinascimento descrivono uomini sospesi a grandi ombrelli o strutture simili a vele. Le fonti sulla Cina antica, spesso riprese nella storia dell’aeronautica, indicano che l’idea di aumentare la resistenza dell’aria era intuita molto prima che esistessero materiali, calcoli e aeromobili adatti a trasformarla in una tecnologia affidabile.
Queste testimonianze non equivalgono però al progetto di un paracadute moderno. Mostrano l’origine del principio: creare una superficie ampia affinché la resistenza aerodinamica riduca la velocità di discesa.
Leonardo da Vinci inventò il paracadute?
Intorno al 1485 Leonardo disegnò nel Codice Atlantico una struttura piramidale rivestita di tela. Accanto allo schizzo annotò che, disponendo di una tenda di lino chiusa, larga dodici braccia e alta dodici, un uomo avrebbe potuto gettarsi da grande altezza senza danno.
Il progetto è uno dei primi concetti tecnici riconoscibili di paracadute. Non esistono tuttavia prove che Leonardo lo abbia costruito o sperimentato. Per questo definirlo semplicemente “l’inventore del paracadute” è efficace nella divulgazione, ma incompleto sul piano storico.

Fausto Veranzio e l’“Homo Volans”
All’inizio del Seicento l’inventore dalmata Fausto Veranzio pubblicò nella raccolta Machinae Novae l’immagine dell’Homo Volans: un uomo sospeso sotto una grande vela quadrangolare sostenuta da un telaio.
Il disegno sviluppava in forma più esplicita l’idea del paracadute e viene indicato dallo Smithsonian come una delle più antiche rappresentazioni note. La tradizione secondo cui Veranzio avrebbe personalmente provato il dispositivo dalla torre di San Marco è popolare, ma non è sostenuta da una documentazione contemporanea abbastanza solida: va quindi raccontata come leggenda, non come fatto.
Louis-Sébastien Lenormand: la dimostrazione del 1783
Il 26 dicembre 1783 il fisico francese Louis-Sébastien Lenormand effettuò a Montpellier una discesa pubblica con un dispositivo dotato di superfici rigide simili a grandi ombrelli. L’esperimento viene ricordato come una delle prime dimostrazioni documentate con una persona.
Lenormand contribuì anche alla diffusione della parola francese parachute, composta da para, “proteggere”, e chute, “caduta”. Non deriva quindi dal greco, come talvolta viene riportato.
Il suo obiettivo era soprattutto immaginare un mezzo di salvataggio per persone intrappolate in edifici in fiamme. Il collegamento con l’aeronautica sarebbe diventato decisivo soltanto con lo sviluppo dei palloni.

André-Jacques Garnerin e il primo lancio moderno
Il 22 ottobre 1797 l’aeronauta francese André-Jacques Garnerin salì sopra Parigi con un pallone e si sganciò a circa 900 metri di quota. Sotto la calotta di seta era sospesa una cesta; il sistema non aveva un telaio rigido paragonabile a quello di Leonardo.
La discesa riuscì, ma la calotta oscillò violentemente e l’atterraggio fu duro. Il lancio non dimostrò dunque un mezzo già perfetto: rese visibili i problemi che i progettisti avrebbero dovuto risolvere. L’introduzione di un’apertura alla sommità contribuì in seguito a ridurre l’effetto pendolare permettendo all’aria di sfogare in modo più regolare.
La FAI considera Garnerin il protagonista del primo lancio con paracadute del mondo moderno. Continuò a esibirsi e compì numerose discese. Nel 1799 Jeanne-Geneviève Labrosse, sua allieva e futura moglie, effettuò una discesa in paracadute ed è ricordata dalla FAI come la prima donna a farlo.
Dal pallone all’aeroplano: il paracadute nel Novecento
Con la nascita dell’aviazione serviva un sistema compatto che il pilota potesse indossare e aprire dopo aver abbandonato l’aereo. Materiali, contenitori, imbracature e sistemi di apertura diventarono tanto importanti quanto la calotta.
L’inventore russo sviluppò un sistema personale impacchettato in un contenitore, passaggio fondamentale verso il paracadute portatile.
Durante una dimostrazione militare effettuò un lancio nel quale il paracadute venne estratto tramite una linea collegata all’aereo; nello stesso anno realizzò anche una discesa con apertura manuale dopo una breve caduta.
A McCook Field, in Ohio, Irvin compì il primo salto intenzionale in caduta libera con il Type A e azionò personalmente il comando di apertura. Quel modello fu poi standardizzato dall’U.S. Army Air Service.
I paracadute furono impiegati per evacuare aerostati e aeromobili e, successivamente, per aviolanciare uomini e materiali su vasta scala.
Attrezzature, addestramento militare e associazioni aeronautiche contribuirono alla diffusione del paracadutismo sportivo.
Domina Jalbert e la vela che diventa un’ala
Per gran parte della storia le calotte furono principalmente dispositivi di resistenza: rallentavano la caduta, con capacità di avanzamento e controllo limitate. La svolta arrivò quando il paracadute iniziò a essere progettato come un’ala flessibile pressurizzata.
Domina C. Jalbert sviluppò una struttura a doppia superficie con celle aperte sul bordo d’attacco. L’aria entra nelle celle, dà alla vela un profilo aerodinamico e permette di generare portanza, avanzare e manovrare. Il brevetto della sua multi-cell wing type aerial device, depositato nel 1964, fu concesso nel 1966.
Calotta rotonda
Produce soprattutto resistenza aerodinamica. Può offrire stabilità e semplicità, ma controllo e planata sono limitati rispetto a una vela sportiva.
Parafoil ram-air
Le celle si pressurizzano e formano un profilo alare. I comandi modificano il bordo d’uscita per virare, rallentare e flare.
Sistema moderno
Contenitore, imbracatura, vela principale, riserva e dispositivi di sicurezza lavorano come un insieme, non come un singolo “ombrello”.
La vela ram-air multicella è l’antenata diretta dei paracadute rettangolari impiegati oggi nello skydiving. Francis Rogallo diede contributi fondamentali alle ali flessibili e al deltaplano, ma attribuirgli da solo il paracadute sportivo moderno sarebbe impreciso.
Come nasce il paracadutismo sportivo
Negli anni Trenta esistevano già addestramento e competizioni di precisione, in particolare nell’Unione Sovietica. Dopo la Seconda guerra mondiale l’attività civile crebbe e il paracadutismo entrò nella Federazione Aeronautica Internazionale nel 1951, anno dei primi Campionati mondiali.
Il passaggio dalle calotte rotonde alle vele plananti modificò profondamente lo sport: rese possibile scegliere con maggiore precisione la zona di atterraggio, costruire discipline in caduta libera e sviluppare nuove tecniche di pilotaggio.
| Periodo | Innovazione | Perché conta |
|---|---|---|
| Rinascimento | Progetti di Leonardo e Veranzio | Trasformano un’intuizione in una forma tecnica riconoscibile |
| 1783–1797 | Lenormand e Garnerin | Dimostrano la discesa umana e il lancio da un aerostato |
| Primo Novecento | Zaino, imbracatura e comando manuale | Rendono il paracadute indossabile e utilizzabile dagli aviatori |
| Dal 1951 | Organizzazione sportiva internazionale | Nascono campionati, regole e record riconosciuti |
| Anni Sessanta | Ala ram-air multicella | La calotta diventa una vela planante, controllabile e capace di flare |
| Oggi | Materiali e sistemi integrati | Principale, riserva, contenitore e dispositivi automatici compongono un sistema evoluto |
Dal disegno di Leonardo al paracadute di oggi
Una moderna attrezzatura sportiva è lontana sia dalla piramide di Leonardo sia dalla calotta di Garnerin. Le vele sono costruite con tessuti tecnici a bassa porosità, suddivise in celle e collegate tramite funi a un’imbracatura contenitore. Nel sistema convivono una vela principale e una di riserva, con procedure precise per affrontare un’eventuale anomalia.
La storia non è terminata: profili, materiali, sistemi di apertura, dispositivi di attivazione automatica e metodi di addestramento continuano a evolvere. Il principio di base resta però quello inseguito per secoli: controllare l’interazione tra gravità e aria abbastanza bene da rendere governabile una discesa.
Dalla storia all’esperienza del volo
Oggi il sistema tandem permette di conoscere il paracadutismo accompagnati da un istruttore e con un’attrezzatura progettata specificamente per due persone.
Continua a conoscere il paracadute
Approfondimenti utili
L’evoluzione del paracadute continua nelle innovazioni di Patrick de Gayardon e nei record di lancio dalla stratosfera. Il lancio senza paracadute di Luke Aikins è invece un’impresa eccezionale, non un modello di attività sportiva ordinaria.